Il caso Pirlo fa saltare il progetto azzurro: Maldini e Leonardo se ne vanno
Sedici giorni dopo l’annuncio di Paolo Maldini e Leonardo ai vertici dell’area tecnica, il progetto della nuova Nazionale italiana è già da rifare. Da capo. Con perdite. Il primo ribaltone riguarda Andrea Pirlo: l’ex centrocampista, indicato da Maldini e Leonardo come candidato alla panchina azzurra, è stato definitivamente accantonato. A comunicargli la decisione era stato lo stesso Maldini domenica sera, dopo che la Federazione aveva approfondito la questione legata alla collaborazione di Pirlo con la società di scommesse russa Fonbet. Un tema che sembra diventato la motivazione perfetta per coprire i dubbi di natura tecnica e di opportunità politica, oltre alla necessità, avvertita dal presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò, di affidarsi a un allenatore già affermato. La bocciatura di Pirlo è stata però soltanto la scintilla: in risposta, Maldini e Leonardo hanno lasciato la FIGC perché venuta meno la sintonia con Malagò, sul tema dell’autonomia e sulla scelta del commissario tecnico.
Maldini e Leonardo non ci stanno: la frattura con Malagò porta alle dimissioni
Le due parti avevano visioni profondamente diverse: da una parte il presidente federale, orientato verso un profilo di esperienza capace di riportare subito l’Italia ai Mondiali; dall’altra Maldini e Leonardo, convinti della necessità di costruire un progetto di medio-lungo periodo, con un ct giovane e un modello tecnico destinato a svilupparsi negli anni. Il confronto sulla scelta di Pirlo ha fatto emergere definitivamente una distanza che era già presente fin dalla trattativa per l’ingresso dei due dirigenti, evidentemente ritenuti un po’ “ingombranti” da una governance che desidera pieni poteri. Saltata la fiducia reciproca, la separazione è diventata inevitabile: appena sedici giorni dopo l’investitura, Maldini e Leonardo hanno risolto consensualmente il rapporto con la Federazione. Adesso la ripartenza potrebbe avere un volto molto preciso: Giorgio Chiellini. Il suo nome è in pole per il ruolo di direttore tecnico e rappresenterebbe una soluzione coerente con l’idea di Malagò di mantenere comunque centrale una figura dirigenziale con un peso maggiore rispetto al passato.
Perché Chiellini può essere l’uomo giusto. Conte o Mancini per la panchina
Chiellini ha dalla sua il carisma dell’ex capitano della Nazionale campione d’Europa, una formazione manageriale costruita già durante la carriera da calciatore, una laurea in Economia e una conoscenza diretta delle dinamiche federali e dello spogliatoio. È considerato pragmatico, diplomatico, con una rete di rapporti ampia e una visione abbastanza chiara del calcio italiano: caratteristiche che potrebbero renderlo più elastico rispetto a Maldini e adatto a fare da raccordo tra Federazione, tecnico e giocatori. Dovesse accettare l’incarico, diventerebbe lui la chiave per scegliere il nuovo ct, anche se è piuttosto chiaro che la decisione finale spetta ai piani alti. La corsa è tornata a essere una sfida tra due grandi ex: Roberto Mancini e Antonio Conte. Il primo è il candidato preferito da Malagò: ha già vinto l’Europeo del 2021, conosce l’ambiente azzurro e sarebbe pronto a tornare a Coverciano. Conte, invece, è sostenuto dai club di Serie A e garantirebbe un profilo di fortissimo impatto. Nelle prossime ore ne sapremo di più.
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