Pirlo-Italia, da accordo fatto allo stop: cosa è successo
Sembrava ormai tutto apparecchiato per vedere Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale. Dopo il doppio no di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, con il catalano individuato inizialmente come grande obiettivo del nuovo corso federale, Paolo Maldini e Leonardo avevano virato con decisione sull’ex centrocampista della Juventus. Non un semplice piano B, ma un profilo coerente con l’idea di costruire un progetto di medio-lungo periodo: un allenatore italiano, legato alla storia azzurra e ancora con margini di crescita nel ruolo. Il suo entourage aveva già avviato le pratiche per liberarlo dallo United FC di Dubai e gli incontri con la FIGC per definire gli ultimi dettagli erano programmati per lunedì 27 luglio. Poi, però, tutto si è fermato. A far saltare l’operazione è stato il caso Fonbet, la società russa di scommesse sportive con cui Pirlo ha una collaborazione commerciale e di cui è global ambassador. La vicenda ha provocato una forte reazione politica e istituzionale, anche per la presenza dell’ex calciatore a Mosca, e ha spinto il presidente della FIGC Giovanni Malagò a bloccare la trattativa dopo gli approfondimenti legali.
Il caso russo e il sospetto di un veto politico
Il nodo, però, va oltre la questione contrattuale. Malagò ha chiarito ai suoi interlocutori che Pirlo non sarebbe stato fermato per motivi tecnici, ma per una questione di «opportunità»: il presidente federale, davanti alla pressione politica esplosa intorno al rapporto con Fonbet e alla Russia, ha ritenuto impossibile procedere. Qui nasce il cortocircuito: la collaborazione di Pirlo, secondo quanto spiegato dallo stesso allenatore, è nata durante la sua esperienza professionale in Arabia Saudita ed è esclusivamente commerciale e sportiva. Pirlo ha inoltre rivendicato di avere sempre rispettato le leggi dei Paesi nei quali ha lavorato e i contratti sottoscritti, respingendo qualsiasi interpretazione politica del rapporto. Il suo intervento sui social è arrivato quando ormai aveva appreso di non essere più il candidato alla panchina azzurra: parole di amarezza, ma anche la precisazione che l’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Il punto è che, al di là della legittimità della collaborazione con Fonbet, la candidatura è diventata terreno di uno scontro politico e istituzionale. E l’impressione è che lo sponsor russo sia stato il detonatore di un blocco maturato molto più in alto rispetto alla semplice valutazione del curriculum di un allenatore.
Nazionale, quali alternative a Pirlo? Maldini e Leonardo decisivi
La vera incognita, adesso, riguarda il dopo. Malagò deve trovare rapidamente un nuovo commissario tecnico, ma la scelta rischia di mettere in discussione l’intero progetto appena avviato con Maldini e Leonardo. Il direttore tecnico considera infatti Pirlo una scelta di principio e, senza un allenatore individuato secondo la propria linea, potrebbe lasciare immediatamente la FIGC. Se invece il trio riuscirà a ricomporre la frattura, toccherà proprio a Maldini e Leonardo indicare un nuovo profilo, quando ne avrebbero fatto volentieri a meno dopo aver optato per Pirlo. Il problema? Nessuno sembra oggi poter occupare il posto lasciato vuoto da Pirlo senza riaprire discussioni su identità, progetto e poteri. Martedì 28 luglio è previsto il Consiglio federale: prima ancora del nuovo ct dell’Italia, la FIGC dovrà capire se esiste ancora una squadra dirigenziale capace di scegliere insieme il futuro della Nazionale.
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