Fognini, è addio al tennis giocato: l’annuncio direttamente da Wimbledon
Oggi il tennis italiano è Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, volendo anche Cobolli, Sonego, Berrettini e altri. In passato, invece, per anni è stato solo ed esclusivamente lui, Fabio Fognini, il bello e dannato dal braccio d’oro, capace in egual misura di incantare e deludere, di farsi amare e odiare, dividendo costantemente l’opinione pubblica. C’era chi vedeva solo le sue doti tecniche, roba che su un campo da tennis hanno avuto Roger Federer e pochi(ssimi) altri, ed era pertanto disposto a ignorare il resto. E chi invece non riusciva a guardare oltre quell’atteggiamento un po’ così, spesso sopra le righe, anche se in realtà figlio di sensibilità e per certi versi pure timidezza. Giustificazioni? No, dati di fatto e se mai limite di una carriera comunque eccezionale, ma che avrebbe potuto dargli ancora di più. Discorsi che ormai sono da declinare al passato, visto che il 38enne ligure ha ufficialmente annunciato il suo ritiro il 9 luglio, con effetto immediato.
I record di Fognini: primo italiano in top-10 dopo oltre 40 anni
L’intenzione di Fognini era quella di salutare il circuito a fine anno, per dedicarsi (anche) ai tre figli avuti con la moglie Flavia Pennetta, ma lo splendido match giocato sul Centre Court di Wimbledon contro Carlos Alcaraz, campione uscente tenuto in campo per cinque set e quattro ore, l’ha convinto ad anticipare la data di scadenza, sicuro che fosse un buon modo per dire basta. Ha ragione: meglio lasciare così, fra gli applausi del pubblico del campo più celebre al mondo, piuttosto che uscire di scena a testa bassa dopo una sconfitta qualsiasi, in un torneo qualsiasi. E poi Fognini non è mai stato un banale e non vuole esserlo, dunque ecco il colpo di scena, per chiudere una carriera un tantino ridimensionata dai risultati di chi è arrivato dopo di lui (Sinner, Musetti, Berrettini), ma ugualmente eccellente. Una carriera fatta di 9 titoli ATP fra i quali il Masters 1000 di Montecarlo, un titolo Slam in doppio (l’Australian Open 2015, con l’amico Simone Bolelli) e soprattutto l’ingresso fra i primi 10 del ranking mondiale ATP. Quando Fabio ce l’ha fatta, nel 2019, erano oltre 40 anni che nessun italiano raggiungeva la top-10. Un dato che dice tutto. Fognini è anche l’unico italiano, di sempre, ad aver raggiunto i primi 10 sia in singolare sia in doppio.
La ferita della Coppa Davis, ma Fabio saluta senza rimpianti
Di Fognini si ricorderà tanto: alcune sfuriate così celebri da diventare persino dei meme, ma anche vittorie da antologia. Quella contro Andy Murray in Coppa Davis nel 2014, sul lungomare di Napoli, le quattro contro Rafael Nadal (tre sulla terra rossa), e tante altre sparse in una carriera lunga oltre vent’anni, la gran parte dei quali trascorsi nella top-100. È forse questa l’eredità più grande di Fognini: la capacità di rimanere sempre fra i più forti, in un tennis che si è evoluto insieme a lui, sfortunato a nascere nell’epoca dei Fab Four ma anche di tanti altri fenomeni che al giorno d’oggi stazionerebbero costantemente molto molto in alto. È anche per questo che nel post carriera si porta due rimpianti: aver raggiunto una sola volta i quarti di finale in uno Slam, al Roland Garros del 2011, e non aver vinto la Coppa Davis, alla quale ha dato anima e corpo per anni e anni. Periodi di vacche magre, nei quali il tricolore è stato spesso aggrappato solo a lui, talvolta con l’ausilio di Andreas Seppi. L’Italia, la mitica Insalatiera se la sarebbe presa senza di lui, per due volte di fila fra 2023 e 2024, e per Fabio è una ferita aperta che difficilmente si rimarginerà. Ma per il resto può chiudere con il sorriso, a testa alta, in barba a chi dice che poteva fare di più. Vero? Probabilmente sì, ma Fabio ha preferito fare a modo suo. Sempre. Chi l’ha amato l’ha amato anche per questo.
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