Tennisti contro gli Slam: chiedono una distribuzione diversa dei ricavi
Il tennis mondiale si compatta e presenta il conto ai tornei del Grande Slam. Da Roma, in occasione delle conferenze stampa pre Internazionali BNL d’Italia, i più importanti giocatori dei circuiti ATP e WTA hanno detto e ribadito un concetto semplice quanto esplosivo: i montepremi dei tornei del Grande Slam devono aumentare. Non perché i tennisti vogliano “più soldi” in assoluto, essendo già i Major gli eventi più ricchi del calendario internazionale, ma perché ritengono ormai troppo sbilanciato il rapporto fra i ricavi generati dai quattro Major e la quota destinata ai protagonisti dello spettacolo. La questione covava da tempo, ma negli ultimi giorni è emerso un fronte compatto, sostenuto da uomini e donne insieme. Sul tavolo c’è anche una lettera firmata da numerosi top player ATP e WTA e inviata agli organizzatori degli Slam per chiedere una redistribuzione più equa dei guadagni. Una mossa che non ha ancora prodotto effetti concreti, alimentando il malcontento. E così, accanto alle richieste, è comparsa anche una parola pesantissima: boicottaggio. Scenario oggi estremamente improbabile, quasi impossibile da immaginare, ma sufficiente per capire quanto il clima sia diventato teso e potenzialmente esplosivo. Anche perché, si sa, quando in ballo c’è in denaro non si scherza mai.
Da Sinner a Djokovic: “Senza di noi non esiste lo spettacolo”
A guidare la protesta sono in tanti, fra i quali anche Jannik Sinner, numero uno della classifica mondiale ATP. “Siamo stati zitti per troppo tempo: senza di noi i tornei non esisterebbero”, ha detto l’altoatesino, allargando il tema da economico a etico, con l’inserimento del rispetto verso i giocatori. Sinner ha spiegato che gli atleti non chiedono il 50% dei ricavi degli Slam, ma ritengono di ricevere “troppo poco” rispetto al valore che generano in termini di biglietti venduti, audience televisiva, sponsor e attenzione globale. E soprattutto ha sottolineato come la battaglia non riguardi soltanto i top ten, ma tutto il movimento, inclusi i giocatori di classifica più bassa che spesso faticano a sostenere i costi del circuito. Sulla stessa linea anche Novak Djokovic, da anni sensibile alla politica del tennis. Il serbo ha ricordato come in passato le sue parole siano state interpretate male, quasi fossero richieste personali da parte di un plurimiliardario dello sport, mentre il vero problema riguarda chi sta fuori dall’élite. “Parliamo dei giocatori che fanno fatica a restare nel tennis per mancanza di fondi”, ha spiegato Djokovic, ribadendo il suo sostegno totale all’iniziativa. Anche Lorenzo Musetti ha confermato l’esistenza della lettera e l’unità del gruppo, spiegando come ATP e WTA stiano cercando di “mettere pressione” agli Slam per ottenere maggiore equità.
Sabalenka, Gauff e Paolini: la protesta unisce ATP e WTA
Sul fronte femminile, il sostegno è altrettanto forte. Aryna Sabalenka, regina della classifica mondiale WTA, ha espresso comprensione verso l’idea di azioni drastiche, mentre Coco Gauff ha parlato apertamente di una questione cruciale “per il futuro del tennis”. E anche la nostra Jasmine Paolini, seppur coi toni moderati che la contraddistinguono, si è mostrata favorevole a una revisione del sistema di distribuzione dei ricavi, in una battaglia che unisce ATP e WTA. Il punto centrale della protesta è semplice: gli Slam continuano a registrare introiti record fra diritti televisivi, sponsor e ticketing, ma la percentuale destinata ai giocatori resta molto più bassa rispetto ad altri sport professionistici. Ed è qui che nasce il cortocircuito. Perché il tennis può avere location iconiche, organizzazioni perfette e sponsor miliardari, ma senza i campioni in campo non esiste prodotto da vendere. È questo il messaggio che i giocatori stanno cercando di far passare agli Slam. E stavolta, rispetto al passato, il rumore sembra molto più forte, impossibile da ignorare. Qualcosa succederà.
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