Juve-UEFA: Settlement Agreement a un passo. La strategia di Carnevali tra i paletti del FPF e le scorie dell'era Comolli
Il nuovo patto con Nyon: sanzioni e restrizioni per la lista UEFA
Lo scossone ai piani alti della dirigenza bianconera non ha intaccato minimamente il tavolo di negoziazione avviato diversi mesi fa con l'UEFA. La trattativa tra le parti prosegue spedita lungo i binari stabiliti e dovrebbe portare alla formalizzazione del Settlement Agreement entro la fine della prossima settimana. Si tratta di una svolta di non poco conto per la Juventus, poiché definirà in maniera netta i contorni progettuali e operativi delle prossime tre stagioni, stabilendo l'entità delle sanzioni per aver violato le regole del Fair Play Finanziario.
I bianconeri, infatti, non hanno rispettato uno dei principi cardine dell'organo di governo del calcio europeo: il limite massimo di perdite complessive strutturali nel triennio, fissato a 60 milioni di euro. Il piano di rientro concordato comporterà, come da prassi in questi scenari, il pagamento di una multa incondizionata che per le casse juventine si attesterà poco al di sotto dei 10 milioni di euro.
Oltre alla sanzione economica, ci saranno ripercussioni sul campo, in particolare una leggera riduzione dei posti disponibili nella lista UEFA per la prossima Europa League. Una volta siglato l'accordo, la Juventus dovrà impegnarsi a rispettare una rigida serie di paletti intermedi. L'obiettivo è evitare di incappare in ulteriori provvedimenti economici o, nello scenario peggiore, nell'esclusione temporanea dalle coppe europee. I vertici della Continassa continuano a mostrarsi certi di poter raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2028, mostrando segnali di forte avvicinamento già alla chiusura del prossimo esercizio.
Calciomercato "a impatto zero": l'algoritmo dell'incidenza a bilancio
Come si traduce questo scenario sul fronte del mercato? La strategia obbligata è quella di un calciomercato a "impatto zero", in cui le sessioni di acquisto dovranno essere interamente finanziate e sostenute dalle cessioni. Questa è l'unica via percorribile per contrarre i costi complessivi della rosa pur mantenendo intatta la competitività sportiva. In questa situazione, un eventuale aumento di capitale da parte di Exor risulterebbe persino superfluo: quelle risorse non potrebbero comunque essere riversate sul mercato, dato che il vincolo UEFA impone l'abbassamento della spesa corrente.
In sintesi, per ogni nuovo calciatore in entrata, occorrerà prima liberare spazio in rosa attraverso una cessione. Ma il vero vincolo non riguarda solo il valore nominale dei cartellini, bensì l’incidenza a bilancio. Ogni operazione in entrata dovrà costare meno (o al massimo quanto) l'operazione in uscita che l'ha generata. Questo valore viene calcolato sommando l'ingaggio annuale lordo del calciatore alla sua quota di ammortamento annua. Si prospetta un lavoro di cesello finanziario in cui ogni millimetro di spazio salariale e contabile dovrà essere pesato con estrema cura.
Il contesto attuale: l’eredità pesante di Comolli e la nuova era firmata Carnevali
Questa complessa equazione finanziaria si inserisce in un momento di profonda rifondazione interna alla Juventus. La decisione della proprietà di chiudere dopo appena un anno l'era dell'amministratore delegato Damien Comolli (e con lui l'intero blocco dirigenziale, dal dt Modesto al responsabile delle performance Burgess) fotografa la delicatezza del momento attuale.
Comolli ha pagato a caro prezzo una stagione sportivamente fallimentare sul campo, conclusa con un deludente sesto posto in campionato che è valso la mancata qualificazione alla ricca Champions League. Tuttavia, i problemi maggiori lasciati in dote dalla gestione francese albergano proprio nei conti del club. Nonostante la disponibilità di un extra budget iniziale, le operazioni dell'ultimo anno sono pesate come macigni sul bilancio: i costosi investimenti per profili come Jonathan David e Loïs Openda non hanno reso secondo le aspettative a fronte di commissioni e ingaggi elevatissimi, a cui si è aggiunta la sanguinosa perdita a parametro zero di Dusan Vlahovic, un asset che avrebbe potuto generare una plusvalenza vitale.
Il compito di erigere un muro contro questa emorragia finanziaria e di gestire il delicato accordo con l'UEFA è stato affidato a Giovanni Carnevali, storico e stimato dirigente ex Sassuolo. Carnevali rappresenta la figura d'equilibrio scelta per raddrizzare una situazione contabile e organizzativa apparsa confusa negli ultimi mesi. Nel suo passato, il manager ha dimostrato una straordinaria capacità nel coniugare la sostenibilità economica — generando enormi profitti con le cessioni e il player trading — con il consolidamento dei risultati sportivi. Sarà proprio la sua abilità nel calibrare i costi la vera chiave per garantire alla Juventus il rispetto del FPF, senza smettere di consegnare a Luciano Spalletti una rosa competitiva per l'Europa League e per il vertice della Serie A.
Egidio De Padova
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