Dopo una stagione turbolenta per la classe arbitrale, la FIGC accelera sul progetto di riforma: nuovi contratti, governance indipendente e un modello ispirato al sistema inglese.
Tensione crescente attorno alla classe arbitrale
Il clima che si è sviluppato intorno alla classe arbitrale nel corso di questa stagione ha raggiunto un momento di forte tensione mercoledì sera a Carrara, quando alcuni tifosi presenti sugli spalti hanno accerchiato il designatore arbitraleGianluca Rocchi. Un episodio da condannare senza esitazioni, anche se non sono state presentate denunce formali, che rappresenta comunque il segnale di un’annata particolarmente complicata per il mondo arbitrale.
A rendere la situazione ancora più delicata si aggiunge l’inibizione inflitta al presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi. Un provvedimento che ha ulteriormente indebolito l’associazione in un momento già segnato da polemiche e discussioni sull’operato dei direttori di gara.
Il progetto della FIGC: arbitri professionisti
Nel frattempo, secondo quanto riportato da La Repubblica, prosegue il lavoro della Federazione Italiana Giuoco Calcioper riformare profondamente il sistema arbitrale italiano. L’obiettivo è introdurre il professionismo arbitrale per gli arbitri di Serie A e Serie B, seguendo un modello simile a quello già adottato in Inghilterra.
Il piano prevede la creazione di una società interamente controllata dalla FIGC che si occuperebbe di contrattualizzare gli arbitri. In una prima fase i direttori di gara avrebbero contratti di lavoro autonomo, destinati a trasformarsi in rapporti a tempo determinato — con contributi previdenziali e Tfr — dopo il raggiungimento di un numero prestabilito di presenze.
Un altro elemento innovativo riguarderebbe il sistema di selezione degli arbitri: la scelta non sarebbe più legata alle tradizionali graduatorie piramidali, ma potrebbe avvenire liberamente su tutto il territorio nazionale.
Nuova governance e critiche dell’UEFA
Negli ultimi giorni alla FIGC è stato consegnato anche un report della convention arbitrale dell’UEFA, nel quale emergono diverse osservazioni critiche sul sistema italiano di osservatori arbitrali e valutazioni tecniche. Le considerazioni contenute nel documento rafforzano l’idea del presidente federale Gabriele Gravina di intervenire in modo deciso sulla struttura della filiera arbitrale.
La proposta prevede l’istituzione di un Consiglio di amministrazione (CdA) composto da tre membri scelti dal Consiglio federale tra figure esterne al mondo del calcio: quindi non tesserati come calciatori, dirigenti o arbitri. Questo CdA avrebbe poi il compito di nominare un direttore generale per la gestione amministrativa e il designatore arbitrale, che non sarebbe più espressione diretta dell’AIA.
Costi, resistenze e prospettive della riforma
La nuova struttura avrebbe un costo stimato di circa 18 milioni di euro. Le risorse arriverebbero in parte dai fondi che la FIGC destina all’AIA e in parte dai contributi della Lega Serie A e della Lega Serie B, per una cifra complessiva vicina ai 10 milioni di euro.
Proprio la questione economica apre però il tema del peso decisionale delle leghe: chi contribuisce finanziariamente vorrebbe infatti avere voce in capitolo nella governance della nuova società, ad esempio attraverso la nomina di un membro nel CdA o un ruolo nella scelta del designatore.
Sul fronte delle opposizioni c’è soprattutto l’Associazione Italiana Arbitri, che con la riforma perderebbe il controllo della gestione arbitrale e parte dei finanziamenti attuali. Tuttavia l’associazione attraversa una fase di debolezza istituzionale, anche a causa della situazione del presidente Antonio Zappi.
L’ipotesi di uno sciopero degli arbitri, ventilata negli ultimi giorni, appare inoltre poco probabile: molti direttori di gara vedrebbero positivamente l’introduzione del professionismo arbitrale, che garantirebbe maggiori tutele e servizi dedicati, come staff medici e fisioterapisti. Per questo motivo il progetto di riforma arbitrale non sembra in discussione: la sfida ora sarà trovare il giusto equilibrio tra le diverse componenti del calcio italiano e rendere operativo il nuovo sistema già dalla prossima stagione.
Egidio De Padova
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