Mondiali 2026, l'idea di Svezia e Danimarca di disertare, la posizione della Germania e il tema sicurezza
I Mondiali del 2026 che si disputeranno negli Stati Uniti, Canada e Messico hanno già creato tantissime polemiche. Le prime discussioni erano nate riguarda l'eventuale partecipazione di Israele, che secondo molti doveva essere estromessa dalle qualificazioni per motivi politici, così come è stato deciso per la Russia.
Il torneo, il primo con 48 squadre partecipanti, continua a essere sotto l'occhio del ciclone e stavolta sono gli States a subire una forte critica. Alla base sempre i motivi politici, riguardanti in questo caso le politiche in Donald Trump su Venezuela e Groenlandia.
Danimarca e Svezia contro il Mondiale in USA
Proprio quest'ultima situazione ha scatenato la Danimarca, capofila della protesta. Come riporta la Gazzetta dello Sport, le continue rivendicazioni da parte del presidente americano sulla Groenlandia (territorio appartenente della corona danese) hanno mobilitato l'opinione pubblica. Un sondaggio recente del portale BT ha registrato che il 90% dei danesi sono favorevoli ad un eventuale boicottaggio del Mondiale. Posizione molto simile quella della Svezia, un popolo che da anni si allontana da ogni prodotto 'Made in Usa' come risposta ai dazi e alla poca chiarezza sulla posizione di Trump sul conflitto tra Russia e Ucraina.
Germania, le parole del vice-presidente della Federcalcio
Dela questione del Mondiale boicottato si è parlato anche in Germania con l'intervento del vicepresidente della Federcalcio Oke Göttlich, presidente del St.Pauli. Göttlich, da sempre contro il modello calcio-business, ha parlato all'Hamburger Morgenpost, sottolineando che è arrivato il momento "di pensare concretamente a qualche azione forte".
Un invito raccolto dagli stessi tifosi del St.Pauli, che recentemente hanno lanciato un appello alla Fifa chiedendo il riconoscimento della federazione calcistica della Groenlandia. Ovviamente stiamo parlando soprattutto di un gesto simbolico, dal quale però si evince la netta contrapposizione alle politiche statunitensi. L'iniziativa ha comunque trovato lo stop del presidente federale Bernd Neuendorf.
Mondiali 2026: questione sicurezza
Un'altra problematica che rigiarda il Mondiale in USA, come spiegato sempre da Gazzetta, è il fattore sicurezza. Non sono passate inosservate le vicende di Minneapolis, con i tremila agenti dell'Ice schierati nella nota operazione anti-immigrazione voluta da Trump. Ci si preoccupa anche di come il Governa intenda gestire quello che sarà un enorme flusso di tifosi che arriveranno da tutto il mondo per assistere alle partite del Mondiale. Molti visti turistici sono stati infatti negati a cittadini di diversi paesi, tra cui alcuni qualificati al Mondiale, come ad esempio l'Iran.
Altro forte dubbio riguarda l'applicazione del 'Fifa pass' proposto da Infantino per agevolare l'ingresso dei tifosi di qualsiasi passaporto, a patto che abbiamo il biglietto della partita. Il pesante clima internazionale e le numerose tensioni per gli Usa rischiano seriamente di compromettere il fulcro dei Mondiali, ovvero lo spirito di aggregazione. Ecco perché nasce l'idea del boicottaggio che si sta facendo sempre più strada.
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