Il caso Malagò: il tesseramento che mette in discussione la guida FIGC
Il mondo del calcio italiano si trova davanti a una nuova partita, ancora una volta lontano dal campo. A meno di tre mesi dall'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza FIGC, il possibile commissariamento della Federcalcio è diventato uno scenario concreto. Al centro c'è il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura, una questione che potrebbe mettere in discussione la regolarità del percorso elettorale. La vicenda è stata sollevata dalla Procura federale e sottoposta agli organi CONI, chiamati a stabilire se esista una violazione dell'ordinamento sportivo e di quale gravità. Il riferimento è l'articolo 29 dello Statuto FIGC, che indica nel tesseramento un requisito per l'elezione o la nomina alle cariche federali. Proprio sull'interpretazione della norma si concentra il confronto: da una parte chi ritiene che il requisito fosse necessario anche per il presidente, dall'altra chi richiama precedenti e interpretazioni consolidate per sostenere la regolarità della candidatura di Malagò.
Cosa rischia la Federazione: dal presidente agli equilibri del calcio
La valutazione decisiva spetta al CONI, attraverso il presidente Luciano Buonfiglio e la Giunta. Il passaggio successivo sarà stabilire se il mancato tesseramento costituisca o meno una grave violazione dell'ordinamento sportivo. È proprio la gravità a rendere possibile l'ipotesi di commissariamento. Se il CONI dovesse ritenere compromessa la regolarità della governance, potrebbe intervenire con un commissario straordinario incaricato di guidare ad interim la FIGC. Per Malagò il rischio è la permanenza stessa alla presidenza. Ma le conseguenze potrebbero andare oltre la sua posizione personale, coinvolgendo la stabilità del Consiglio federale, gli atti della nuova gestione e i rapporti tra le componenti del calcio. Un eventuale commissariamento aprirebbe una fase di transizione, con la necessità di ristabilire certezze sulle regole e sugli equilibri federali. Non significherebbe automaticamente che ogni atto della FIGC sia nullo: saranno gli organi competenti a definirne gli effetti. Il caso si inserisce in un'estate già complicata per la Federazione, tra la scelta del nuovo commissario tecnico, i rapporti con i club e la vicenda Pirlo.
La Nazionale resta al centro: perché la guida tecnica non sembra in pericolo
La crisi della governance non equivale automaticamente a una crisi della Nazionale, tanto che la guida tecnica degli Azzurri non sembra essere in discussione. Dopo il caos della vicenda Pirlo, la Federazione ha ufficializzato Roberto Mancini come CT e Claudio Ranieri come direttore tecnico, affidando loro il nuovo corso azzurro. Una scelta tecnica che resta distinta dalle questioni legate a presidenza e organi federali. Anche in caso di commissariamento, l'obiettivo sarebbe garantire la continuità dell'attività sportiva e organizzativa, non azzerare automaticamente la struttura della Nazionale. Il commissario straordinario avrebbe il compito di gestire la Federcalcio nella fase di transizione. Un cambio alla guida tecnica potrebbe essere valutato solo per motivazioni specifiche, non come conseguenza della vicenda Malagò. Da adesso in avanti, dunque, il CONI dovrà decidere sulla regolarità del tesseramento e sulla possibile gravità della violazione. Solo dopo saranno valutate eventuali conseguenze, dalle quali la Nazionale dovrebbe rimanere fuori. Anche se il condizionale, quando sport e politica vanno a braccetto, rimane sempre d’obbligo.
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