Gimondi, conosciuto da tutti con il soprannome di Nuvola Rossa, è uno dei più grandi campioni della storia del ciclismo italiano
Felice Gimondi, nato a Sedrina, nel bergamasco, nel 1942, e morto a Giardini-Naxos, nel messinese, nel 2019, è stato un ciclista su strada, pistard e dirigente sportivo italiano; considerato, e a ragione, uno dei massimi esponenti della storia del ciclismo italiano del Novecento e di tutti i tempi, la sua carriera professionistica lo vede gareggiare nel giro di un quindicennio circa, tra il 1965 e il 1979, nel corso del quale ha ottenuto complessivamente 139 vittorie.
La vita e la carriera di Gimondi
La carriera ciclistica di Felice Gimondi iniziò da giovanissimo: figlio di un camionista e di una postina, fu proprio per recapitare la corrispondenza che iniziò a usare la bicicletta, trasformando piano piano questa passione nella sua professione, nonostante i primi inizi nel calcio. Nel 1959, infatti, cominciò a gareggiare da allievo, ottenendo la prima vittoria il 1º maggio del 1960, nella Bergamo-Celana; passato alla categoria dilettanti nel 1962, la sua carriera da dilettante fu un crescendo di successi: nel giro di 3 stagioni, infatti, riuscì ad aggiudicarsi 16 corse, fra cui il Tour de l’Avenir nel 1964, anno in cui rappresentò l’Italia ai Giochi Olimpici di Tokyo.
L’anno seguente, il 1965, lo vide compiere il grande salto verso il professionismo: Gimondi, infatti, esordì tra i professionisti all’inizio del 1965, con il team della Salvarani di Luciano Pezzi, con cui gareggiò fino alla fine della stagione 1972. Un esordio così esplosivo, quello di Felice: chiamato all’ultimo momento a sostituire un compagno infortunato al Tour de France, Gimondi sorprese tutti, vincendo 2 tappe e conquistando la maglia gialla, fino alla conquista del titolo, proprio al suo esordio, vittoria che lo lanciò nell’Olimpo del ciclismo.
Una carriera leggendaria la sua, anche se adombrata da un colosso come Eddy Merckx, con cui ebbe da sempre un’accesa rivalità. Nonostante ciò, però, Gimondi costruì un palmarès straordinario; fu, infatti, uno dei pochissimi corridori a vincere la Tripla Corona, conquistando tutti e tre i Grandi Giri: il Tour de France nel 1965, il Giro d’Italia per 3 volte (1967, 1969, 1976) e la Vuelta a España nel 1968; inoltre, trionfò anche in alcune delle più importanti classiche, tra cui la Parigi-Roubaix (1966) e la Milano-Sanremo (1974); raggiunse l’apice nel 1973, quando a Barcellona si laureò Campione del Mondo.
Gimondi continuò a gareggiare fino al 1979, anno in cui annunciò il ritiro dall’attività agonistica.
Alcune curiosità su Felice Gimondi
Scopriamo insieme alcune curiosità sul campione di Sedrina:
- La rivalità con il Cannibale. Quando Eddy Merckx irruppe nel mondo del ciclismo, la carriera di Felice Gimondi cambiò radicalmente; la rivalità tra i due, sebbene non sempre esplicita sul piano personale, divenne leggendaria: l’uno era il Cannibale, il corridore che non lasciava nulla agli avversari; l’altro era un campione che lottava sempre con orgoglio e resilienza. Questa rivalità è passata alla storia. E molti dei successi di Gimondi si realizzarono, però, quando Merckx era assente o, come nel caso del Giro del 1969, dopo una sua squalifica per doping.
- Gimondi dopo il ritiro. Pur ritirandosi dalla carriera agonistica, Felice Gimondi non abbandonò mai il mondo del ciclismo: divenne, infatti, dirigente sportivo della squadra Gewiss-Bianchi, rimanendo per anni un punto di riferimento per le successive generazioni di ciclisti.
- Il legame con la famiglia. Proprio in occasione di una gara, la Milano-Sanremo del 1965, Felice Gimondi conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie, Tiziana Bersano: figlia di una coppia di albergatori, proprietari dell’Hotel Tiziana di Diano Marina, proprio qui i due si conobbero e scoppiò la scintilla, anche se solo l’anno successivo si rividero. Si sposarono, poi, nel 1968, e dal loro amore nacquero le loro due figlie, Norma e Federica.
- La morte e l’eredità. Felice Gimondi morì il 16 agosto del 2019, a causa di un infarto, mentre nuotava in mare, a Giardini-Naxos: la sua dipartita lasciò un grande vuoto nel cuore di tutti, sia la famiglia e gli amici, sia i tifosi e gli appassionati di ciclismo, ma anche lo stesso rivale Merckx, divenuto nel frattempo amico importante.
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