Atletica e nuoto danno (di nuovo) una lezione al calcio: l’Italia davanti a tutti
C’è un’Italia dello sport che vince, convince, racconta storie umane che lasciano il segno. E soprattutto costruisce. È quella che in questi giorni ha dominato l’Europa tra atletica e nuoto, senza nemmeno bisogno di scomodare il tennis e il solito Jannik Sinner che già da un pezzo ci ha portato sul tetto del suo mondo. Agli Europei di atletica di Birmingham gli azzurri hanno chiuso al primo posto nel medagliere con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, per 22 medaglie complessive, davanti alla Gran Bretagna padrona di casa e alla Germania. Un successo completato dall’oro della 4x400 maschile, arrivato al termine di una volata incredibile, con l’Italia davanti ai britannici per appena tre centesimi. A trascinare la squadra sono stati campioni come Gianmarco Tamberi, ancora una volta d’oro nel salto in alto, Nadia Battocletti, regina dei 5.000 e dei 10.000 metri, Andy Diaz che nel triplo ha ormai messo nel mirino il record del mondo di Jonathan Edwards e Larissa Iapichino, la figlia d’arte che batte i record di mamma Fiona May nel lungo. Nomi diversi, storie diverse, la stessa fotografia: l’atletica italiana è ai vertici del continente e continua a migliorarsi, anche senza l’oro sicuro di Mattia Furlani e quello quasi certo di Marcell Jacobs.
Da Birmingham a Parigi, per 43 medaglie nel nuoto
L’atletica non basta? La conferma arriva dagli Europei di nuoto di Parigi, dove l’Italia ha chiuso al secondo posto nel medagliere per ori, alle spalle della Gran Bretagna, ma con un dato che racconta ancora meglio la forza del movimento: 43 medaglie complessive, contro le 26 britanniche. Il bottino azzurro è di 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi. Una spedizione nella quale hanno brillato i senatori e le nuove generazioni: da Nicolò Martinenghi a Simona Quadarella, capace di conquistare ancora una volta la tripletta europea, passando per Chiara Pellacani, protagonista dei cinque ori italiani nei tuffi, e Ginevra Taddeucci nel fondo. Ma il simbolo del futuro è Sara Curtis: a soli 19 anni ha conquistato sei medaglie e soprattutto ha battuto per due volte il record del mondo dei 50 dorso, prima in semifinale con 26”63 e poi in finale con 26”56.
L’ennesima lezione per il calcio: l’Italia latita solamente lì
E allora una domanda viene quasi naturale: possibile che l’Italia sia così forte nello sport e così poco nel calcio? La risposta non è che il calcio italiano sia improvvisamente diventato irrilevante, ma che non può più considerarsi il dominatore dello sport nazionale per diritto acquisito. Mentre atletica e nuoto raccolgono i frutti di un lavoro costruito negli anni, il calcio continua troppo spesso a guardarsi allo specchio, a difendere il proprio peso e a considerarsi il centro del sistema. I risultati, però, dicono altro. Birmingham e Parigi raccontano di federazioni che hanno investito, programmato, lavorato sui giovani e costruito continuità. Non è un miracolo: è metodo. E forse proprio qui sta la lezione più importante per il calcio e per chi lo governa. Non servono rivoluzioni retoriche, ma la capacità di imparare da chi sta facendo meglio. Tamberi, Battocletti, Diaz, Curtis e tantissimi altri azzurri stanno dimostrando che l’Italia può essere dominante in Europa anche lontano dal pallone. Il calcio, prima di proclamarsi ancora una volta padrone, farebbe bene a chiedersi perché.
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