Il piccolo miracolo di Curaçao: una favola al Mondiale
Curaçao ha compiuto un’impresa che rischia di entrare nella leggenda del calcio: con un pareggio per 0-0 contro la Giamaica a Kingston, la piccolissima isola caraibica ha conquistato per la prima volta nella sua storia la qualificazione per una Coppa del Mondo di calcio, diventando la nazione meno popolosa mai qualificata per un torneo iridato. Con circa 156.000 abitanti (per rendere l’idea non sarebbe fra le prime 20 città italiane per popolazione), Curaçao ha scalzato record storici, portando una “piccola” comunità in un palcoscenico riservato da sempre ai giganti del calcio. Sotto la guida di un allenatore esperto come l’olandese Dick Advocaat, passato da varie nazionali e anche da club di tutto rispetto, la selezione caraibica ha concluso le due fasi di qualificazione da imbattuta, con 4 successi su 4 nella prima, 3 vittorie e 3 pareggi nella seconda. E così il sogno mondiale è diventato realtà.
Una qualificazione simbolo: il significato storico di questo traguardo
Quella di Curaçao non è soltanto una qualificazione sportiva di lusso per la competizione che nel 2026 si giocherà fra Stati Uniti, Messico e Canada, ma un messaggio forte al calcio globale, sempre più orientato verso il denaro, a spese di storie romantiche che ancora trovano spazio. Curaçao ci insegna che, se ben organizzate e guidate, anche realtà piccole possono fare la differenza. Curaçao approda al Mondiale non come comparsa (anche se per riuscire a ottenere punti serviranno altri miracoli), ma come simbolo di come l’impossibile – con le giuste scelte – possa diventare realtà. L’ampliamento della competizione a 48 squadre ha fatto la sua parte e la storia di Curaçao dice che la mossa è stata giusta: l’obiettivo era offrire opportunità concrete anche a paesi piccoli che sognavano da tempo una chance, dunque è stato centrato a pieno alla prima occasione, grazie al miracolo di una squadra formata anche da non professionisti.
Curaçao contro Italia: il confronto che fa riflettere
L’incredibile traguardo conquistato dalla nazionale di Curaçao assume una valenza ancora più potente se paragonato alle difficoltà della nostra Italia, che ha mancato la qualificazione – via gironi – per la terza volta consecutiva e ora è aggrappata agli spareggi, col fantasma della possibilità di vedere di nuovo i Mondiali dalla televisione. È vero, come detto da qualcuno, che qualificarsi in Europa o in America è molto differente, ma il paragone rimane rumoroso: da una parte un’isoletta di 156.000 anime che raggiunge per la prima volta un Mondiale; dall’altra una potenza storica del pallone con oltre 60 milioni di abitanti, ricca di titoli e tradizione, che rischia di restare fuori e sembra non rendersi conto dei vari perché che invece sono agli occhi di tutti. Basterebbe volerli vedere senza nascondersi, e poi fare qualcosa per cambiare rotta.
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Italia-Israele, 14 ottobre ore 20.45
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