Saronni è stato uno dei giganti del ciclismo italiano a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta
Giuseppe Saronni, classe 1957, è un ex ciclista su strada, pistard e dirigente sportivo; nato a Novara, è stato professionista del ciclismo italiano per circa un quindicennio, tra il 1977 e il 1990: nel corso della sua carriera, ha vinto diversi titoli, i più importanti dei quali sono stati due Giri d’Italia, per un totale di 193 vittorie, che lo rendono il secondo ciclista italiano più vincente, dopo il suo rivale numero 1, Francesco Moser, con 273 vittorie totali.
La vita e la carriera di Saronni
Campione eclettico e determinato, Beppe Saronni è cresciuto in una famiglia in cui le due ruote erano fondamentali: il padre è stato un buon dilettante nel ciclismo, il nonno materno aveva corso come gregario e lo zio Pierre Brambilla era arrivato terzo al Tour de France del 1947. È così che Beppe inizia a pedalare da giovanissimo, dimostrando già a 12 anni di età un talento cristallino, che lo porta a sviluppare capacità e importanti per la sua età, vincendo più di 100 gare tra i dilettanti, conquistando l’argento europeo nella categoria junior e il titolo italiano assoluto nella stessa categoria.
Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Montreal nel 1976, a soli 19 anni Saronni passa al professionismo, con la squadra SCIC: alla prima gara, il Trofeo Laigueglia del 1977, arriva secondo dietro al campione del mondo in carica Freddy Maertens. Le sue doti lo portano a conquistare subito il cuore degli appassionati di ciclismo, che iniziano a parlare di lui con il soprannome di “il Bambino”, dovuto alla sua giovane età e al suo volto infantile ma pulito, contrastanti con le sue capacità e la sua determinazione che lo rendevano simile ai veterani.
Il momento più iconico della carriera di Beppe Saronni è la conquista, il 5 settembre del 1982, dei Campionati del Mondo su strada, a Goodwood, in Inghilterra: in squadra c’erano entrambi, Saronni e Moser, e la tensione si tagliava col coltello; all’ultimo rettilineo, mentre tutti aspettano lo sprint, Saronni si lancia in un’accelerazione improvvisa a 300 metri dal traguardo. Una fucilata, come sarò ribattezzata dalla stampa sportiva: Beppe Saronni taglia il traguardo, conquistando la maglia iridata e il soprannome di fuciliere.
Oltre ai due Giri d’Italia (1979 e 1983) e al Mondiale, Saronni vinse anche altre classiche, come la Milano-Sanremo del 1983, il Giro di Lombardia del 1982 e la Freccia Vallone del 1980.
Alcune curiosità su Beppe Saronni
Scopriamo insieme alcune curiosità sull’ex ciclista italiano:
- Le origini e la passione per lo sport e il ciclismo. Piemontese di nascita, Beppe Saronni è cresciuto a Buscate, comune del milanese, in una famiglia in cui lo sport è sempre stato fondamentale: il padre Romano, autista di bus di linea, è stato ciclista dilettante in gioventù, mentre la mamma, Giuseppina Brambilla, casalinga, è stata giocatrice di basket in serie A nella Bernocchi Legnano; anche il nonno materno Tito aveva praticato il ciclismo, ed era stato gregario di Libero Ferrario, campione del Mondo nel 1923 a Zurigo.
- Saronni VS Moser. La carriera di Beppe Saronni è indissolubilmente legata a quella del suo eterno rivale, Francesco Moser: tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, infatti, l’Italia è divisa in due tra i saronniani e i moseriani. Saronni e Moser erano due atleti completamente diversi, non solo nello stile di corsa, ma anche nella personalità: da un lato, un ciclista, Saronni, longilineo, tattico e scattista; dall’altro, Moser, un passista-scalatore potente, un vero record-man nell’ora e nelle grandi classiche. La rivalità tra i due esplode definitivamente al Giro d’Italia del 1979, quando Saronni, a soli 21 anni, riesce a battere Moser in una battaglia emozionante; la vittoria finale a Milano lo consacra come il nuovo astro nascente del ciclismo italiano e accende la miccia tra i due, che durerà per tutti gli anni Ottanta, alimentata ovviamente dai media.
- Saronni dopo il ritiro. Dopo aver appeso la bicicletta al chiodo nel 1990, Beppe Saronni non ha però lasciato il mondo del ciclismo: è infatti diventato prima direttore sportivo e poi team manager di formazioni di primo piano, come la Lampre, la Mapei e infine l’UAE Team Emirates, dimostrando anche in queste vesti un fiuto eccezionale, lanciando talenti importanti, come Tadej Pogačar. Oggi, è vicepresidente della Lega Ciclismo Professionistico.
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