Per i Timberwolves, 7 sconfitte nelle ultime 9, e Anthony Edwards si sfoga in conferenza
Una vera e propria "montagna russa" la sfida fra Minnesota Timberwolves e Sacramento Kings, nel corso della quale i californiani sono arrivati a toccare addirittura il +14 nel primo tempo, prima di ritrovarsi sotto di 12 a 7 minuti dalla fine a seguito di un terzo quarto vinto per 29 a 12 dai padroni di casa. Un ulteriore contro-parziale clamoroso di 29 a 6 ha infine consegnato la vittoria ai Kings.
Questo, a grandi linee, l'andamento del rematch fra le due squadre, già affrontatesi il 15 novembre con una vittoria dei T-Wolves. Minnesota si trova adesso con un record negativo di 8 vittorie e 10 sconfitte al 12esimo posto nella Western Conference, mentre Sacramento con questo successo li sorpassa per l'11esimo, ottenendo la 9° vittoria stagionale.
"I tifosi ci fischiano": lo sfogo di Anthony Edwards
Dopo la trade di Karl-Anthony Towns per Julius Randle e Donte DiVincenzo, i Timberwolves non sono più gli stessi. L'identità di quella che è stata per tutta la passata stagione la 1° difesa NBA, dominante anche ai Playoffs fino alle Western Conference Finals, è ormai smarrita. La discesa all'11esimo posto nella Lega per defensive rating rende Minnesota una squadra dal net rating (differenza fra rendimento offensivo e difensivo su 100 possessi) appena positivo, a +0.8 (14° NBA), aspetto che il leader, Anthony Edwards, ha fatto notare con molta enfasi nella conferenza post-partita:
La difesa? Stiamo cercando di capire da inizio stagione. Pensavamo che la difesa fosse la nostra identità, ma ora come ora non è per niente così. Non abbiamo un’identità. Siamo soft come squadra. Non verso gli avversari, ma internamente. Non parliamo tra di noi, come un gruppo di bambini piccoli. E non possiamo andare avanti così.
Il coach ci dice una cosa e noi ne facciamo un’altra. Avete visto cosa abbiamo fatto in difesa oggi? Ecco, non è quello che il coach ci aveva chiesto di fare. Andiamo là fuori pensando di essere più intelligenti degli allenatori. Non lo so, è tutto così folle ora come ora.
Lo sfogo di Edwards si chiuso con un ulteriore punto esclamativo:
I tifosi ci fischiano. Questa m***a è incredibile. Siamo fischiati nella nostra arena. È una fottuta mancanza di rispetto.
Lo stesso Ant-Man non è esente da colpe per il crollo finale: nonostante i 29 punti, un brutto 9/24 dal campo e un quarto periodo da 2/7 al tiro, con soli 2 punti negli ultimi 7 minuti decisivi della gara. Un copione che sembra ripetersi ancora e ancora in stagione, con Minnesota che ha perso 7 delle 12 gare finite punto a punto nel clutch time, al 21esimo posto nella Lega.
La perdita di Towns ha portato a un vuoto offensivo in termini di efficienza che né gli ex Knicks, né lo stesso Edwards, né nessun altro stanno riuscendo a tappare: Randle perde palla nel 14% dei suoi possessi, cifre da 20esimo percentile NBA, un fit tremendo per una squadra che è al 22esimo posto nella Lega per palle perse, oltre a tirare con il 34% da tre punti; DiVincenzo, a sua volta, sta faticando a trovare ritmo, come dimostrano il 31.5% su 6.9 triple tentate a partita e il 47.1% da 2 punti, entrambi 2° peggior dato in carriera; sotto il 35% da fuori anche un super veterano come Mike Conley, il cui 34.2% è il dato peggiore in carriera dalla rookie season, e Jaden McDaniels, con un tragico 28.8%, nonostante si parlasse del giocatore come candidato a un ulteriore step per diventare la terza o quarta bocca di fuoco a roster.
In questa condizioni, è difficile vincere anche se Anthony Edwards si trasforma in Stephen Curry, convertendo con quasi il 43% le clamorose 11.1 triple tentate di media a partita. La difesa parte dall'effort, aspetto che non si poteva rimproverare a un pur non brillante difensore come Towns e che Randle finora non ha nemmeno fatto intravedere, facendosi cogliere diverse volte immobile a guardare la palla sui tagli avversari o in aiuto: si pensi che, quando è in campo, la squadra subisce 11.1 punti in più per 100 possessi, 5° percentile, peggiore della squadre e sul fondo della Lega. A meno di un cambio di mentalità, questa trade - che ha stravolto un roster arrivato alle Western Conference Finals appena l'anno prima - potrebbe rivelarsi uno dei più grandi fallimenti nella storia recente, già non proprio rosea, dei Timberwolves.
Lode anche ai Kings
Senza pezzi pregiati come DeMar Derozan (22.4 punti di media a partita, 2° in squadra) e Trey Lyles, fuori per infortunio, i Sacramento Kings hanno comunque tenuto botta, dimostrandosi resilienti dopo un terzo quarto traumatico. Soprattutto il finale di gara è stato molto incoraggiante in termini di shot making e coesione.
Ad avviare il parziale definitivo è stato Domantas Sabonis, infilando in fila 7 dei suoi 27 punti totali, conditi da 12 rimbalzi e 5 assist contro un matchup non facile come Rudy Gobert. Da lì, i Timberwolves non fanno più canestro, e allora parte lo show di Malik Monk e De'Aaron Fox: il primo spara due bombe di fila per portare i suoi al pareggio a poco meno di 4 minuti dal termine, chiudendo con 10 punti negli ultimi 4 minuti e spiccioli; per Fox, invece, triple del sorpasso per 105-102 e del 110-104, a tagliare le gambe ai Timberwolves dopo lo squillo di Edwards.
Per Fox in particolare altri 26 punti a fine gara, ciliegina sulla torta di un mese di novembre nel corso del quale sta viaggiando a quasi 30 punti di media, ricordando anche la prestazione da 60 punti proprio contro Minnesota a metà novembre e i seguenti 49 contro Phoenix nella seconda notte del back-to-back. Questi, sebbene siano "solo" 26, sono ancora più importanti, perché mettono fine a un'altra striscia negativa, quella di Sacramento, di 4 sconfitte consecutive, lanciandoli nuovamente verso la zona Play-In.
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