Dopo la vittoria dei Celtics si sono scatenate le polemiche sui social: Jaylen Brown ha meritato la vittoria?
I Boston Celtics sono tornati a sollevare il Larry O'Brien Trophy, a 16 anni di distanza dall'ultima volta, sbaragliando la concorrenza lungo tutta l'annata, Playoffs compresi. In controtendenza con quanto visto nelle ultime annate, non lo hanno fatto nel segno di una superstar di punta a guidarli, ma con uno sforzo collettivo di un roster pieno zeppo di giocatori di altissimo livello.
Anche per questo motivo, le polemiche (esterne alla squadra) per il premio di MVP delle Finals erano piuttosto scontate. Jaylen Brown (eletto dai votanti), Jayson Tatum e Jrue Holiday avevano tutti e tre buoni argomenti a favore, con pregi fondamentali nel 4-1 che ha schiantato i Dallas Mavericks.
Jayson Tatum tra percentuali al tiro e playmaking
Il premio di MVP delle Finals è sfuggito dalle mani di quello che, sulla carta, è il giocatore più forte dei Celtics a causa di un problema che lo ha caratterizzato per tutta la durata dei Playoffs: le percentuali al tiro.
Jayson Tatum ha chiuso la post-season con il 42% complessivo dal campo e il 27% da 3, oltre al 26% di conversione nei tiri in pull-up. Nella serie finale non è andato oltre il 50% di True Shooting, molto al di sotto della media in NBA.
I suoi argomenti a favore riguardano però il suo playmaking; al contrario di due anni fa, quando la difesa degli Warriors lo mise in totale confusione, Tatum è stato estremamente lucido nelle decisioni, viaggiando a 7.2 assist di media nella serie. Il gioco offensivo architettato da Joe Mazzulla, dipendente soprattutto dal tiro da 3 punti, ha bisogno dei cosiddetti Drive&Kick: la creazione del vantaggio e lo scarico per il compagno libero sul perimetro. In questo senso, il numero 0 si è dimostrato il motore principale dei Celtics, anche nei canestri in cui il suo nome non è finito a tabellino.
Non è stato il più appariscente, ma forse il più impattante.
Jrue Holiday: difesa ed efficienza
La serie di Jrue Holiday, per quelle che sono le sue caratteristiche, è stata sostanzialmente perfetta: 14.4 punti e 3.8 assist di media con il 62% di True Shooting (la seconda miglior efficienza tra i titolari dopo Al Horford).
Ha difeso, al solito, come un demonio, sia sulla palla (annullando di fatto la maggior parte delle iniziative di Kyrie Irving) che sporcando le linee di passaggio. In attacco ha ritrovato l'efficienza proprio nel momento più importante, sfruttando alla perfezione gli spazi concessi dai Mavs, anche e soprattutto nei pressi del canestro, nonostante non abbia la taglia di un lungo.
La differenza rispetto agli altri due candidati è rappresentata dalle minori responsabilità all'interno del meccanismo offensivo, ma le sue prestazioni rimangono dominanti a 360 gradi.
Jaylen Brown con difesa e canestri decisivi
Nella vittoria finale di Jaylen Brown c'è anche il credito accumulato nel corso dell'intera durata dei Playoffs, in cui ha spesso messo il suo timbro sui momenti chiave della run dei Celtics. Lo ha fatto anche alle Finals, con il canestro difficile dal mid-range nel clutch time di Gara 3.
Con media punti di poco inferiore (20.8 rispetto a 22.2), ha superato Tatum nel campo dell'efficienza, chiudendo con il 53% di True Shooting.
E' impossibile, inoltre, non considerare il suo lavoro difensivo, con il quale è spesso riuscito a creare grattacapi a Luka Doncic, che ha sofferto molto di più la sua marcatura rispetto a quella di Tatum. Sono questi i due fattori che gli sono probabilmente valsi il leggero margine di vantaggio sul compagno di squadra.
La sensazione che ha restituito questa serie, tuttavia, è che il Finals MVP si potesse tranquillamente non assegnare, se non magari a Brad Stevens, il General Manager che ha messo in piedi una macchina quasi perfetta.
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