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Batistuta: il Re Leone
Giovedì 23 Aprile

Batistuta: il Re Leone

Batistuta: il Re Leone. La favola calcistica di Gabriel Omar Batistuta
 

La carriera di Gabriel Batisuta inizia con una scommessa. E' il 1991. Il procuratore Settimìo Aloisio, a quei tempi tutto baffi e pancia, lancia una sfida al suo giovane talento di Reconquista:

«Tra una settimana inizia la Coppa America, se vuoi coronare il tuo desiderio di giocare nel calcio italiano devi segnare almeno sei gol. Scaraventa quei palloni dentro e io ti regalo il tuo sogno“. Bati non era ancora Re Leone. Anzi, nel calcio argentino era soprannominato «El Camion» per la sua potenza.
 

Gli inizi di carriera sono caratterizzati dall'ingombrante presenza di Marcelo Bielsa, un allenatore famoso per i suoi modi rudi. I giocatori o lo amano o lo odiano. Batistuta proverà entrambi i sentimenti. Appena conosciuto lo odierà, per il grosso lavoro comminatogli e la dieta ferrea imposta fuori dal campo. In realtà ammetterà lui stesso di avere molta più massa grassa rispetto ai compagni. «Dove i miei compagni avevano muscoli, io avevo grasso».
 

Il Newell’s è una bella famiglia. Ma, a un certo punto, bisogna provare a crescere, E così Bati riempie la valigia e riparte. Lo aspetta il River Plate, dove però avrà un illusoria fortuna iniziale, stroncata dall'arrivo in panchina di Passerella, che lo relegherà tra le riserve senza un vero motivo. 
 

Il divorzio è inevitabile, ed ecco a sorpresa l'occasione Boca, grande rivale del River. Squadra dei sogni di Bati, anche perchè tra le fila dei gialloblù è passato un suo idolo, un certo Maradona. La carriera del bomber riprende quota e culmina con la doppietta contro la sua ex squadra in Coppa Libertadores.
 

Ritorniamo quindi alla scommessa riportata all'inizio. La sua annata al Boca gli da una maglia da titolare anche con la Selecion. 

Due gol al debutto contro il Venezuela poi la sfida contro i padroni di casa. Una guerra. L’Argentina arriva allo stadio accolta da una sassaiola che spacca due vetri del pullman e obbliga i giocatori a ripararsi sotto i seggiolini. In campo c’è lo stesso clima, ma Gabriel non e il tipo che si spaventa. Anzi. A dieci minuti dalla fine realizza il gol decisivo: scambio volante con Caniggia, tre difensori cileni saltati in velocità e tocco diabolico sull’uscita del portiere. Palo e rete. Una prodezza.
 

Bati va a segno anche contro il Paraguay e contro il Brasile: e siamo a cinque. L’ultima partita del girone finale è contro la Colombia. È una notte da inverno nelle Ande. Freddo, acqua, gelo. In più c’è l’uragano Gabriel. L’Argentina vince 2 a 1 e Bati realizza il gol decisivo. Sei centri e la Coppa America alzata al cielo. E' il momento di sbarcare in Italia. Ci scommette Cecchi Gori e la sua Fiorentina. 

l 18 agosto 1991 Gabriel sbarca a Firenze portando nella mente e nel cuore il messaggio del suo mito Maradona: «Vai tranquillo, con le tue caratteristiche in Italia sfonderai sicuramente». 
 

In campo, però, l’inizio è faticoso.
 

L’allenatore della Fiorentina è il brasiliano Lazaroni e il leader della squadra è un altro brasiliano, Carlos Dunga. Il nuovo arrivato rischia di far saltare gli equilibri dentro lo spogliatoio, non a caso i due attaccanti Borgonovo e Branca si alleano con Dunga per tenere ai margini l’acclamato bomber di Reconquista.

Dopo cinque giornate di campionato salta Lazaroni e arriva Radice. Ma per Bati la situazione non cambia di molto. Riserva era prima, riserva resta.
 

Poi. arriva la svolta. Il 26 febbraio 1992 sbarca allo stadio Franchi la Juve. Per i tifosi viola è “la partita».Bati va a segno con un colpo di testa ravvicinato. È la fine di un incubo. Batistuta diventa Batigol e Firenze si innamora perdutamente di questo angelo argentino. Il giorno dopo la Gazzetta invita i tifosi viola a spedire un fax con un messaggio per il campione di Reconquista.

La redazione viene travolta da una montagna di carta. Cinquemila messaggi in meno di due giorni. Gabriel segna a raffica. Chiude con 13 centri, senza l’aiuto dei calci di rigore. Meno bene, invece, va la Fiorentina che finisce in una zona anonima della classifica. Si riparte e la famiglia Cecchì Gori fa le cose in grande. Arrivano Baiano, Brian Laudrup, Effenberg. La squadra viola sogna di inserirsi in zona scudetto invece sprofonda in serie B. La società cambia ben tre allenatori. Ma va sempre peggio. Bati chiude il torneo con 16 reti. Cifre importanti. Tutto inutile.
 

Il bomber di Reconquista riceve un interessamento del Real Madrid, con un offerta concreta e interessante. Gabrile gentilmente rifiuterà giustificandosi così 

«C’era un’immagine che dovevo cancellare dai mìei occhi: il vecchio presidente Mario Cecchi Gori costretto a lasciare lo stadio dentro un cellulare della polizia. Volevo bene al presidente. Aveva investito nella Fiorentina tanti soldi e tanta passione. Non potevo lasciare la squadra in serie B».

Batigol decide di restare e si consola vincendo un’altra Coppa America, battendo 2 a 1 il Messico. Gol? Di Batistuta, naturalmente. Una doppietta.
 

La serie B è un inferno. In panchina arriva Ranieri che lega subito con il fuoriclasse argentino. La promozione arriva domenica 8 maggio 1994. Fiorentina-Ascoli 5 a 1, due gol di Gabriel.

La promessa è mantenuta: Bati ha riportato la squadra in serie A. L’inizio di campionato è travolgente. Gabriel segna sempre. Micidiale, implacabile. Una serie magica che inizia contro il Cagliari e prosegue contro Cremonese, Lazio, Padova… Insomma con dieci reti nelle prime nove giornate Batistuta arriva a un passo dal record realizzato da Ezio Pascutti, mitico bomber del Bologna, nel campionato 1962-63. L’argentino non si ferma più e entra nella storia del calcio italiano domenica 27 novembre 1994 andando a segno, per l’undicesima volta consecutiva, contro la Samp. Firenze impazzisce e conia il soprannome che accompagnerà Bati per tutta la sua carriera: Re Leone.

La squadra viola non riesce a centrare la qualificazione per le coppe, ma Gabriel chiude il campionato con 26 reti conquistando il titolo di capocannoniere.
 

La Stagione 1995-1996 é sicuramente la più importante tra quelle del ciclo Bati-Firenze. Con Ranieri in panchina e l’amico Rui Costa alle spalle il Re Leone trascina la squadra viola al terzo posto. Ma non è finita. Il 17 maggio 1996 arriva anche il primo titolo. La Fiorentina batte per 2 a 0 l’Atalanta e conquista la Coppa Italia. E una notte magica. Gabriel e compagni trovano quarantamila tifosi ad aspettarli allo stadio Franchi.

È un delirio. «Sbucando dal tunnel con la Coppa in mano mi sono sentito, per un attimo, il padrone del mondo».
 

Non e finita. Tre mesi dopo il Re Leone mette in ginocchio il Milan nella sfida di Supercoppa italiana. Batigol realizza una doppietta. L’urlo: «Te amo Irina» entra nelle case degli italiani. E, via internet, farà il giro del mondo.
 

«Volevo solo dividere con la donna della mia vita un momento magico della mia carriera». La stagione successiva va avanti tra alti e bassi. 


Uno dei momenti più belli è la sfida nella semifinale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona. Il Re Leone realizza il gol dell’1 a 1 con un siluro da fuori area che piega le mani a Vitor Baia. Bati festeggia quell’incredibile gesto tecnico portando l’indice alla bocca. Come dire: “Tutti zitti, parla Batistuta”, gelando i 110.000 del Camp Nou. 
 

Con il Trap in panchina, nelle stagioni successive, toccherà in modo fugace con mano anche la vetta della Serie A, salvo poi pagare il contro con la sfortuna, per un infortunio a Gennaio che costerà caro non solo a lui ma anche alla Fiorentina. La Fiorentina vede sfuggire dì mano il titolo ma si consola con la qualificazione in Champions. Intanto è in questo anno che nasce la famosa esultanza imitando un mitraglietta.


E in Europa Bati lascia ancora il segno. La sfida e Arsenal-Fiorentina, a Wembley. Il campione viola realizza Il gol decisivo con una conclusione micidiale. Una magia. Ma è anche la fine di una storia. 
 

In estate entra in scena la Roma del presidente Sensi. Bati ha 31 anni, vuole vincere un titolo e qualcosa si è incrinato nella sua «favola» con Firenze e i fiorentini. Alla fine Vittorio Cecchi Con si arrende e lo cede per 70 miliardi di vecchie lire. La Roma conquista il suo terzo scudetto e Bati entra a pieno titolo nella storia del calcio italiano. I tifosi glallorossi ricordano bene la rete nel derby, la tripletta contro il Brescia, i due gol contro il Parma. 

Bati a gennaio 2003 lascia la Roma e si trasferisce all’Inter. Altro club che lo aveva corteggiato a suon di miliardi ai tempi di Firenze. Ma, ormai, il Re Leone non graffia più e dopo pochi mesi decide di chiudere la sua carriera nel dorato Qatar. 
 

Per 17 anni Gabriel Omar Batistuta, 184 gol in nove anni alla Fiorentina, 30 gol e uno scudetto in due stagioni e mezza alla Roma, 77 partite e 54 reti nella nazionale argentina, ha convissuto però con un dolore assoluto.
 

«Le mie caviglie sono fragili per costituzione. Non ho mai potuto giocare al cento per cento. Sono stato torturato dalle distorsioni. Andavo avanti a furia di infiltrazioni e antidolorifici. L’impegno con la società, con il pubblico, con me stesso era troppo importante. Scendevo in campo in condizioni impossibili. Ero il Re Leone, Batigol il guerriero e stringevo i denti».

 


Chissà quanto avrebbe dato in più alla gente se il suo fisico lo avesse accompagnato. 


Egidio DePadova
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