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Martedì 18/08

Barcellona: la fine di un ciclo

Approfondimenti

La sonora sconfitta contro il Bayern Monaco ha segnato la fine del ciclo della squadra simbolo del "tiki taka", vincitrice di molti trofei. Adesso serve una rivoluzione

 

Di goleade in Champions ce ne sono state, e forse sempre ce ne saranno. Tra queste purtroppo si annovera anche un'italiana, la Roma, per ben 3 volte. Un 6-1 contro il Barcellona nel 2015 e un doppio 7-1 contro Manchester United (2007) e Bayern Monaco (2014). Quando però a farne le spese è una delle storiche favorite della competizione, la cosa fa rumore.

 

Una "Barça" di gol

 

 
Il gioco di parole del titolo vi avrà già indirizzato. Il Barcelona, per anni la migliore squadra al mondo, pioniera del nuovo modo di vedere il calcio mediante il tiki taka, perde la partita dei quarti di finale di Champions con un catastrofico 8-2. Mai nella storia del club catalano era giunta una sconfitta di tale portata. Un doppio 4-1. Uno nel primo tempo; un altro nel secondo. Una ecatombe di dimensioni e proporzioni mondiali e storiche. Si sapeva che il Bayern era più forte fisicamente e aveva una maggiore caratura e freschezza atletica. Ma nulla avrebbe mai fatto presagire un fallimento di tale portata.

 

Le cause della Verguenza del da Luz 

 

Non bastano poche righe per elencare i problemi ma soprattutto i protagonisti di questa disfatta. Tutti hanno delle colpe all'interno del mondo Barcellona, ma in ogni azienda che si rispetti, la maggiore colpa nasce dalla mente dei massimi dirigenti. In primis dalla scelta dell'allenatore. Quique Setien. Las Palmas e Betis nel suo palmares prima del Barça, ha deciso di passare dal 4-3-3 con Griezmann, al 4-4-2, senza il numero 17 e con un Roberto in più a centrocampo.

 

Il cambio tattico ha indubbiamente indebolito la squadra e ne ha minato le certezze. Risultato, la squadra ha perso peso in attacco e l’equilibrio che il francese ha sempre garantito quando è stato schierato nell’undici iniziale. Il centrocampista in più non ha, invece, garantito copertura alla difesa o controllo del gioco nella linea mediana. 
I giocatori dal canto loro, hanno messo in campo una tale sufficienza da sembrare delle vere e proprie comparse in balia del ritmo forsennato dei giocatori del Bayern Monaco, vogliosi di aumentare il loro score. La squadra è apparsa svuotata di ogni valore, tecnico e mentale.

 

Ciò che salta all'occhio è il timore complessivo che porta i blaugrana ad arretrare il proprio baricentro. Passi il fatto che tale situazione si sia verificata contro il Bayern, ma allo stesso modo il Barcellona ha affrontato il Napoli, che, con maggior precisione, avrebbe potuto ottenere qualche speranza in più di qualificazione. 


Le dichiarazioni di Piqué alla fine della partita sono state chiare e lampanti:

 

“E’ stata una partita orribile, una sensazione nefasta. E’ una vergogna. Spero che serva a qualcosa perché non è la prima volta, la seconda né la terza. Il club ha bisogno di cambi e non sto parlando di allenatore e giocatori. Se serve sangue nuovo sono il primo ad andarmene. Nessuno è imprescindibile”.

 

Parole forti e chiare, ma anche sibilline da leggere tra le righe, che puntano chiaramente il dito contro Bartomeu e la Junta.

 

Fine di un ciclo: come ripartire?

 

Che sia necessario un cambiamento è sotto l'occhio di tutti, si ma da dove partire?

 

L'anno appena conclusosi ha lasciato l'immagine di un Messi quasi senza voglia e con pochi stimoli. Farebbe scalpore, ma forse è il primo dal quale partire per la rivoluzione. Serve un taglio netto con il passato, e lui ne è il simbolo. La stessa Pulce si è chiusa in se stessa per riflettere e capire se sia il caso di tuffarsi in una nuova avventura. Magari alla corte del suo amico Guardiola al City o addirittura all'Inter, stimolato dal ritorno all'eterna sfida al suo nemico sportivo, Ronaldo. I soldi della sua cessione potrebbero portare linfa nuova e vogliosa di approdare al Camp Nou come Lautaro Martinez e Neymar.  

 

Non è un caso che dalle parti di Barcellona siano passati grandi attaccanti, ma che alla fine ci si ricordi, seppur superiore, solo di Messi. Ibrahimovic, lo stesso Neymar, Griezmann e Suarez. Giocatori imprescindibili nelle squadre di provenienza, ma divenuti stranamente "normali" al Barcellona.

 

Serve un cambio di rotta quindi che stavolta potrebbe coinvolgere anche il pluri-pallone d'oro Messi.

 

Egidio De Padova
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